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Estimating the Stature of an Ancient North Andean Population From Articular Breadths and Diaphyseal Diameters: An Extension of Anzellini and Toyne (2020)Accuratezza della stima osteologica del sesso confrontata con la determinazione del sesso genetico ottenuta dal tartaro dentale in individui britannici tra XII e XIX secolo

, , ,

American Journal of Physical Anthropology

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Abstract

["American Journal of Biological Anthropology, Volume 190, Issue 4, August 2026. ", "\nABSTRACT\n\nObjectives\nFor anthropologists and forensic scientists, sex estimation using skeletally dimorphic traits is fundamental in biological profile reconstruction. Archaeogenetic research on past populations allows us to identify genetic sex generating opportunities to validate the accuracy of commonly used skeletal traits. We compare genetic sex estimates, derived from aDNA analysis of dental calculus, with macroscopic skeletal observations to ascertain the accuracy of trait‐based estimates on British skeletons.\n\n\nMaterials and Methods\nDental calculus was sampled from 146 individuals from two British sites (Barton‐upon‐Humber and St James's Gardens [London]), and genetic sex was obtained. A combination of frequently analyzed skull and os coxae traits was assessed to determine overall osteological sex; individual skeletal traits were also evaluated separately. These were then compared to genetic sex. A regression analysis of trait scores was used to identify the best trait combination for sex estimation.\n\n\nResults\nWe found high agreement between overall osteological sex and genetic sex (97.9%); the os coxa estimate demonstrated almost perfect agreement (97.8%). Skull‐based estimates were less accurate (79.0%). Individual Phenice traits demonstrated the greatest accuracy (80.2%–97.5%), whilst multiple skull traits performed poorly (58.9%–68.8%).\n\n\nDiscussion\nOverall, application of osteological sex estimation techniques to British remains was highly accurate, especially using combined traits of the os coxa. However, we identified multiple skeletal features that are not reliable in isolation, but provide new sectioning points and regression equations to improve skull estimate accuracy. We emphasize the need for further work on factors affecting pelvic morphology, and the benefits of dental calculus as aDNA source.\n\n\nRESUMEN\n\nObiettivi\nPer antropologi, archeologi e scienziati forensi, la stima del sesso mediante tratti scheletrici dimorfici costituisce una componente fondamentale della ricostruzione del profilo biologico. La ricerca archeogenetica sulle popolazioni del passato consente inoltre di identificare il sesso genetico, offrendo l‘opportunità di verificare l‘accuratezza dei tratti scheletrici comunemente utilizzati. La nostra ricerca confronta le stime del sesso genetico, derivate dall‘analisi del DNA antico (aDNA) del tartaro dentale, con le osservazioni scheletriche macroscopiche, per accertare l‘applicabilità di questi metodi sugli scheletri britannici.\n\n\nMateriali e metodi\nIl tartaro dentale è stato prelevato da 146 individui provenienti da due siti britannici (Barton‐upon‐Humber e St James‘s Gardens (Londra)), e ne è stato determinato il sesso genetico. Per la determinazione morfologica complessiva del sesso, è stata valutata una combinazione di tratti del cranio e dell’osso coxale, spesso usati in ambito archeologico per questo tipo di analisi; inoltre, sono stati valutati separatamente anche i singoli tratti scheletrici. I risultati ottenuti sono stati poi confrontati con le stime di sesso genetico.\n\n\nRisultati\nAbbiamo riscontrato un’elevata concordanza tra il sesso morfologico complessivo complessivo e il sesso genetico (97,8%); l’uso del solo osso coxale ha dimostrato una concordanza quasi perfetta (97,0%). Le stime basate sul cranio sono risultate meno accurate (78,6%), in linea con studi fatti in precedenza. I singoli tratti fenotipici del pube hanno dimostrato la massima accuratezza (97,5‐80,2%), mentre diversi tratti cranici hanno dato risultati scarsi (59,2‐68,3%).\n\n\nDiscussione\nNel complesso, l’applicazione delle tecniche di stima del sesso morfologico ai resti britannici si è rivelata altamente accurata, in particolare utilizzando una combinazione di caratteristiche dell’osso coxale. Tuttavia, abbiamo individuato una serie di caratteristiche scheletriche che, se considerate isolatamente, non sono affidabili, mettendo in evidenza i rischi legati all’utilizzo di un numero troppo esiguo di caratteristiche. Sottolineiamo inoltre la necessità di ulteriori studi volti a valutare i fattori che influenzano la morfologia pelvica, nonché i vantaggi derivanti dall’utilizzo del tartaro dentale come fonte di aDNA.\n\n"]